3 ottobre 2013 l'ecatombe! Per non dimenticare.
3 OTTOBRE 2020 da: www.redattoresociale.it
3 Ottobre, 20mila vittime dal 2013: “Si torni a salvare vite in mare”
E’ il monito congiunto lanciato da Unhcr e Oim in occasione della Giornata della memoria, per ricordare il naufragio a largo di Lampedusa in cui persero la vita 368 persone. La campagna Io Accolgo: "Rivedere Patto europeo migrazioni e decreti sicurezza"

©Foto Massimo Sestini. Mar Mediterraneo, 5 giugno 2014.
Operazione Mare Nostrum, salvataggio di naufraghi siriani a bordo di un peschereccio da parte della fregata FREMM Bergamini della Marina Militare
ROMA - Era il 3 Ottobre 2013 quando un barcone affondò a mezzo miglio dalle coste di Lampedusa, di fronte la spiaggia dei Conigli. I morti accertati furono 368, 20 gli scomparsi e 155 i superstiti, di cui 41 bambini. Nel 2016, per volontà del Parlamento, quella data diventò la Giornata nazionale delle vittime del mare, con l’intento dichiarato di sensibilizzare al rispetto della vita e all'accoglienza. In realtà, quella del Mediterraneo continua ad essere la rotta più pericolosa del mondo, con migliaia di persone ancora oggi vittime della frontiera ... leggi tutto link: 3 Ottobre, 20mila vittime dal 2013: “Si torni a salvare vite in mare”
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ASKAVUSA Collettivo di Lampedusa
03/10/2013 IL NAUFRAGIO DELLA VERITÀ
Questo lavoro di ricerca e analisi sulla strage del 3 ottobre del 2013 a Lampedusa nasce come un ulteriore approfondimento alla video inchiesta di Antonino Maggiore (Libera Espressione 26 pag.) ed è scaricabile in versione PDF da questo link > lampedusa-3-ottobre-2013-il-naufragio-della-verita.
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PROLETARIA
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21052 BUSTO ARSIZIO –VA- Italia
(Quart. Sant’Anna dietro la piazza principale)
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opuscolo link: PER UN FRONTE COMUNE DI CLASSE CONTRO LA ...
DAL SUPPLEMENTO giorn. murale del 16/10/2013
Raggiungere le nostre coste, da parte di migranti e profughi, è diventata un'odissea sempre più tragica a causa dell'azione di respingimento sempre più agguerrita degli organi di controllo statale coi connessi divieti di salvataggio, nonché dell'azione criminale degli scafisti che nelle vicinanze delle spiagge spingono in acqua giovani donne e bambini. Se il Canale di Sicilia si riempie sempre di più di cadaveri la responsabilità appartiene tutta, in radice, alla guerra anti-immigrati condotta da Roma Parigi Berlino Londra. Ricostruiamo preliminarmente le modalità e le dimensioni di quest'ultimo eccidio per poi considerare alla luce dello stesso l'inasprimento di questa "guerra speciale" anti-immigrati.
Un'ecatombe enorme che travolge nell'ignominia l'ipocrisia dei vertici istituzionali
Alle 3,30 di giovedì 3 ottobre giunge a mezzo miglio da Lampedusa davanti all'isola "dei conigli" un barcone con 518 persone a bordo quasi tutte di nazionalità eritrea. Il barcone era partito da Misurata in Libia 24 ore prima. Gli imbarcati erano stati disposti su tre livelli e non c'era spazio neanche per muoversi. Per due ore il barcone è rimasto fermo forse attendendo di essere avvistato. Due pescherecci si avvicinano e poi si allontanano. Alle 5,30 lo scafista accende qualcosa per attirare l'attenzione, forse stracci o una coperta che hanno provocato un incendio a bordo. I migranti impauriti si spostano per scansare il fuoco. Il barcone si inchina su un fianco e sull'altro; alle 6, dopo essersi rovesciato più volte, affonda. Quelli del primo livello si buttano in acqua e chiedono aiuto. Passano due o tre pescherecci che però tirano dritto. Un gruppo di amici su una piccola barca da pesca a remi presta subito soccorso e raccoglie quasi 50 naufraghi. E avvisa al contempo la capitaneria. Un peschereccio non resiste allo scenario orrendo. Sfida il divieto della legge Bossi-Fini che "chi salva va alla sbarra" e raccoglie vivi e morti finché può. Nel frattempo intervengono altri volonterosi a prestare aiuto. La guardia costiera arriva nello specchio d'acqua alle 7,20. Vengono salvate 155 persone, poi indagate dalla Procura di Agrigento per immigrazione clandestina. Vengono portati a riva, riposti sul molo infilati in sacchi distinti da un numero, 111 morti. Restano in fondo al mare più di 250 persone. I sommozzatori trovano i corpi abbracciati o aggrappati al barcone (1). È una fine terribile. Un eccidio senza precedenti superiore a quello avvenuto nella notte di Natale 1996 quando perirono a Porto Palo (Siracusa) 283 migranti provenienti da India Pakistan Sri Lanka nel naufragio della Yohan. È il massacro, ora più esteso (con più di 360 annegati), della "guerra speciale" (2).
Il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, che da anni continua a ripetere che "è doveroso quantomeno salvarli", non sa quale ferocia si nasconde dietro l'ipocrisia dei vertici istituzionali, italiani ed europei. Alfano, che quindici giorni prima aveva caldeggiato il potenziamento della frontiera europea nel Mediterraneo sostenendo che nei flussi si annidano "cellule terroristiche", arriva sull'isola nel pomeriggio per blaterare senza ritegno che la scena è "raccapricciante" e che "offende l'Occidente e l'Europa". Napolitano, artefice della politica dei respingimenti, chiede l'intervento dell'UE ed esterna pateticamente "orrore e vergogna". Da Bruxelles la responsabile delle politiche migratorie, Cecilia Maelström, accusa gli scafisti e avverte che non si farà alcun passo indietro sulla blindatura dei confini e che è in arrivo un forte potenziamento economico e militare.
La farsa istituzionale e il potenziamento di "Frontex" anticamera del "mare nostrum"
I lampedusani non vogliono l'arrivo dei Vertici politici per la commemorazione dei morti e li invitano a "tornarsene indietro". Il 9 arrivano, per la funzione, Letta Alfano Barroso Maelström; che vengono contestati dai pescatori (3). Letta, pronunciando il discorso ufficiale, chiede scusa furbescamente (4) per le "mancanze italiane" senza darne alcuna individuazione e promette che per i morti della tragedia ci saranno funerali di Stato. L'8 si svolge a Lussemburgo il vertice europeo per il potenziamento del "Frontex", dell'agenzia addetta alla protezione delle frontiere col compito di coordinare i vari corpi di polizia europea ed impedire ai barconi di accostare le coste europee ed organizzare le operazioni di rimpatrio forzato. Il vertice decide il lancio di una "taske force" col compito di controllare tutto il Mediterraneo da Cipro alla Spagna (5). È stato pure deciso che dal 2 dicembre"Frontex" verrà affiancata da "Eurosur" (Eurosicurezza) per potenziare i respingimenti, facendo ricorso ai droni, ai satelliti, ai video ad alta risoluzione. "Frontex" era già una macchina di "guerra speciale"; col suo potenziamento si trasforma ora in un sistema sofisticato supertecnologico di controllo sbarramento respingimento in un'ottica di eliminazione e annientamento (6).
E per completare i tratti di questa feroce strategia di "bellicizzazione" ricordiamo che proprio ieri, 14, Palazzo Chigi ha varato l'operazione "mare sicuro", disponendo l'impiego di 4 navi della "Marina" (2 pattugliatori e 2 fregate), di una nave anfibia con elicotteri a lungo raggio, più altri mezzi aerei e navali. Con un "nemico diverso" i nostri governanti della "crisi sistemica" stanno dunque aggiornando gli strumenti di controllo e di dominio del "mare nostrum" (7).
Note
(1) Al ritorno dalla pesca col loro peschereccio Francesco Colepinto insieme agli zii Domenico e Raffaele vedono il fuoco e, avvicinandosi al barcone, incontrano corpi galleggianti, naufraghi che gridano aiuto e tendono la mano. Raccolgono 18 vivi e 2 morti, scossi e impressionati perché i corpi sfuggivano di mano in quanto avevano le braccia intrise di gasolio.
(2) I primi soccorritori hanno dichiarato: "potevamo aiutare più migranti ma la guardia costiera voleva seguire il protocollo".
(3) Il quartetto fa il giro dell'hangar ove sono allineate le bare e del Cpa gremito all'inverosimile (800 persone su 250 posti).
(4) Il Senato gli fa risonanza ed approva un emendamento del M5S di abolizione del reato di immigrazione clandestina.
(5) Nella stessa giornata a Tripoli la polizia di frontiera italiana con la GdF sottoscrive un'intesa con le autorità libiche per l'addestramento e il pattugliamento sottocosta; in forza della quale i guardiacoste libici, formati dalle forze di polizia italiane, pattuglieranno d'ora in poi le coste entro tre miglia con l'impiego delle motovedette italiane donate alla Libia.
(6) Il 12 i corpi raccolti arrivano a 358. La "Cassiopea" attracca al molo di Porto Empedocle per lasciarvi altrettante bare alla ricerca di sepoltura.
(7) Alfano accenna alla metodologia operativa congegnata per spezzare i "flussi" migratori parlando di tre livelli: a) il primo consiste nella cooperazione internazionale tendente a bloccare le barche degli scafisti; b) il secondo nel controllare la frontiera discriminando l'area europea dalle acque territoriali; c) il terzo nel potenziamento del "dispositivo nazionale".
MILANO ottobre 2013
Edizione
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